Perché siamo qui

1 agosto, 2018Giorgio | Mantova (Italia)

 

 

Perché siamo qui?

Questo tipo di domanda è comunemente definito “domanda retorica”. Di quelle che si fanno quando la risposta è scontata. Siamo qui perché ci piacciono i motori, le auto, le macchine. Così le chiamiamo, le macchine.

Una macchina è un insieme di ruote, staffe, organi e pezzi che si muovono e hanno uno scopo ben preciso, servono a far qualcosa, hanno una propria utilità. Ma le nostre macchine sono di più: non servono a qualcosa, non hanno una loro diretta utilità; però ci guardano, ci parlano, ci aspettano, spesso ci fanno arrabbiare.

Siamo tutti accomunati da questa passione che però, in ognuno di noi, ha una declinazione speciale che viene da un’origine diversa.

C’è chi è innamorato di una inarrivabile sportiva, una Ferrari, una Lambo. Come si fa a restare indifferenti di fronte a un’opera d’arte? A un concerto sinfonico? Anche se non saremo colti dalla sindrome di Stendhal il canto secco, fluido potente e profondo di un 8 o 12 cilindri italiano entra nelle orecchie e nel corpo e nelle ossa e ci scuote, ci intimorisce e ci ammalia. Un latrato nel buio.

 

 

C’è chi è innamorato di una vecchia e comune utilitaria, costruita in milioni di esemplari, ogni giorno ripetuta in una grigia linea di montaggio che alla fine sfornava una piccola bomboniera colorata: 500, 2CV, Maggiolino. Sono sigle che non dobbiamo nemmeno spiegare, non serve identificare la marca, tanto la conosciamo. Abbiamo visto e letto queste sigle tante volte quante sono le vetture uscite dalle fabbriche; sorpassate sulla strada e sorpassate negli anni dalle nuove arrivate. Ma mai uguagliate.

C’è pure chi vuole la spider, o la convertibile, per rivivere o vivere per la prima volta  un fuoco di gioventù; c’è chi vuole la berlina come quella del papà. Insomma, siamo in tanti.

Ma perché siamo tutti così appassionati del nostro sogno? Non so se vi siate mai presi la briga di indagare, di individuare, di cristallizzare il momento in cui vi siete innamorati della vostra macchina, del perché avete scelto proprio quella. Io l’ho capito un giorno che ero entrato in una specie di biblioteca che frequentavo e che era anche piena zeppa di vecchi giornali di tutti i tipi. Tra questi, una famosa rivista che a metà anni ’80, con mirabile preveggenza, considerava l’auto come oggetto di investimento e di culto.

 

 

Mentre sfogliavo uno dei numeri accatastati con noncuranza, aprii le pagine e trovai la mia macchina. Ancora oggi mi scende un brivido lungo la schiena, perché mentre vedevo le foto di quell’auto, istantaneamente capivo il motivo della mia scelta.

Da piccolo, anni prima, quando frequentavo le elementari, ci andavo a piedi da solo, con la mia cartella con le spalline e la maniglia, riempita con il sussidiario e l’astuccio delle biro e delle matite. Avevo tanto tempo lungo quella che mi sembrava una interminabile strada da casa a scuola; avevo anche l’attenzione e la mente libera e fresca di un bimbo che guardava tutto in giro con insaziabile curiosità.

Ma in quella strada un giorno era stata parcheggiata lei, un missile scuro, un’astronave terrestre, che per vederla tutta nella sua maestosa fiancata e nella sua impressionante fanaleria mi ci vollero dieci minuti del mio piccolo passo. Forse le mie mani si attaccarono pure a quella fiancata, per arrivare a vedere dentro, il contachilometri e che velocità c’era scritta in fondo, perché quella era una navicella per viaggi galattici. Ma la campanella suonava e accelerai il passo perché la maestra faceva l’appello.

Il giorno dopo l’astronave non c’era più.

Questa visione si incastrò da qualche parte nella mia mente e senza che me ne accorgessi rimase lì ad aspettarmi fino a quando, aprendo quella famosa rivista in biblioteca, giunsi alla mia personalissima epifania.

L’immagine era rimasta latente come in un sogno fino a quando la carta patinata me l’aveva schiaffeggiata in faccia.

Il sogno si era improvvisamente materializzato, il sogno ora era qualcosa che potevo vivere.

RUOTE LEGGENDARIE nasce perché vogliamo continuare a sognare e sentirci vivi, insieme, nella nostra passione.

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